Erano davvero necessari aumenti ai biglietti?

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VENEZIA – Il 14 maggio scorso sono scattati in Veneto aumenti mediamente del 15% per i biglietti ferroviari di corsa semplice, ufficialmente "per coprire i maggiori costi di un miglior servizio" con riferimento all'introduzione dell'orario cadenzato e ai recenti ritocchi consistenti nell'aggiunta di nuovi treni negli orari di maggiore frequentazione. Ma erano davvero necessari questi aumenti ai biglietti, e soprattutto di entità così ingente?

La risposta non è di certo semplice, ma a ben vedere la tempistica del provvedimento e le circostanze del caso, qualche dubbio sui contenuti del provvedimento ci appare quantomai lecito. Non a caso eravamo stati proprio noi stessi ad ipotizzare, in un articolo apparso su queste pagine ormai più di un anno fa in occasione dell'approvazione dell'"Atto Modificativo-Integrativo del Contratto per i servizi ferroviari d'interesse regionale e locale per il periodo 01.01.2009 - 31.12.2014", sottoscritto da Regione del Veneto e Trenitalia il 27 maggio 2013, che per far fronte alla mancanza delle risorse necessarie si sarebbe potuti ricorrere a "incrementi tariffari" pari non al semplice 1-2%, ovvero al tasso di inflazione determinato dall'ISTAT, bensì di misura ben più consistente. E così è stato. In quell'occasione avevamo solo sbagliato a determinare la tempistica: prevedevamo che gli aumenti entrassero in vigore nell'autunno scorso, appena prima dell'attuazione dell'Orario cadenzato. Invece, fortunatamente per gli utenti, gli aumenti si sono fatti attendere per alcuni mesi, fino allo scorso 14 maggio. Una scelta ponderata, in attesa di vedere i risultati dell'avvio dell'Orario cadenzato? La vera necessità di stanziare più risorse per dei treni in più?

La Delibera di Giunta regionale 599 del 29 aprile 2014 chiarisce la logica dietro al provvedimento e fornisce le motivazioni per le quali si sono resi necessari gli aumenti. Si legge, infatti, che dopo l'introduzione dell'Orario cadenzato il 15 dicembre scorso, il confronto con Enti locali, associazioni e singole realtà territoriali si è ulteriormente protratto per far fronte alle criticità segnalate di volta in volta e si è ritenuto opportuno accogliere alcune proposte di modifica al programma di esercizio mediante VCO - Variazioni in Corso d'Orario. Nella maggior parte dei casi, dette modifiche ed integrazioni hanno assunto carattere oneroso per la Regione del Veneto e per garantire l'equilibrio economico del Contratto è stato deciso di ricorrere ad adeguamenti tariffari limitatamente ai biglietti di corsa semplice, in maniera tale da non incidere sull'utenza pendolare.
Gli aumenti tariffari, la cui entrata in vigore è slittata dal 1° al 14 maggio a causa dei tempi burocratici relativi alla pubblicazione della delibera, non solo solamente giustificati con la necessità di garantire copertura finanziaria ai nuovi treni, ma devono essere inquadrati anche nell'ottica di allineamento delle tariffe del settore ferroviario con quello automobilistico di linea, cosa ritenuta indispensabile per una possibile integrazione tariffaria tra vettori diversi del trasporto pubblico locale regionale.

L'Assessore alle politiche della mobilità, Renato Chisso, dopo la pubblicazione della delibera ha dichiarato: “I nostri pendolari non hanno nulla da temere: i prezzi degli abbonamenti sono sempre gli stessi, sono rimasti invariati e sono tra i più bassi d’Italia." L'aumento dei biglietti di corsa semplice sarebbe stato deciso per coprire i maggiori costi di un miglior servizio e i prezzi sarebbero ora paragonabili a quelli di altre Regioni. “Per far quadrare i conti di un servizio ferroviario decisamente potenziato e migliorato rispetto a un anno fa, non c’era alternativa: o intervenire sulle tariffe o sulla fiscalità generale. Il Governo da anni taglia i fondi per i trasporti che è impegnato per legge a trasferire adeguandoli all’inflazione."

Il Tavolo dei pendolari di recente istituzione, tuttavia, non è per niente soddisfatto delle parole dell'assessore e considera gli aumenti ai biglietti l'ennesima beffa dopo l'entrata in vigore dell'Orario cadenzato: "Riteniamo inaccettabile questo ennesimo aumento: in altre regioni, vedi la Lombardia, l’orario cadenzato è stato finanziato con risorse aggiuntive messe dalla Regione, non con l’aumento dei biglietti. In realtà questi aumenti non sono conseguenza delle richieste dei pendolari ma sono necessari per risolvere le criticità create a suo tempo dalla regione stessa con l’adozione del nuovo orario sostenendo che avrebbe facilitato l’uso del treno."

Come dicevamo in apertura del nostro articolo, la lettura delle informazioni disponibili ci ha fatto emerso qualche perplessità. Infatti, le argomentazioni portate dal Tavolo dei pendolari ci paiono quantomai valide: se da un lato la Regione afferma che gli aumenti servono a garantire la copertura finanziaria e l'equilibrio economico di quei treni che sono stati predisposti in aggiunta a quelli originariamente previsti dall'Orario cadenzato, è anche vero che dall'altro lato i pendolari hanno semplicemente avanzato una richiesta volta a colmare quei vuoti generati in fasce orarie che precedentemente erano coperte dal servizio ferroviario e che da dicembre sono risultate sguarnite. Altro punto, ancor più importante, riguarda, invece, i finanziamenti disposti dalla Regione: in sede di approvazione dell'ultimo bilancio regionale, a fine marzo, la Regione del Veneto, a differenza di altre, si è limitata a destinare al Trasporto Pubblico Locale semplicemente le somme provenienti dal fondo statale, senza aggiungere un Euro di tasca propria. Successivamente, ad aprile, la seconda commissione consiliare, in sede di ripartizione dei fondi fra trasporto ferroviario e trasporto su gomma, ha deciso di non incrementare la quota a favore del ferro, confermando i 150 milioni di Euro del 2013. Tutto questo sebbene risulti aperto un contenzioso fra Trenitalia e Regione del Veneto per fatture non saldate ammontanti ad alcune decine di milioni di Euro, come ricordato dall'ex Amministratore delegato di Trenitalia, Mauro Moretti, sia in sede di audizione parlamentare a fine dicembre, sia in occasione della polemica emersa a fine anno quando Zaia ha annunciato di voler mettere a gara il servizio di trasporto ferroviario regionale il cui Contratto di servizio è in scadenza a fine 2014.

In più, sulla base dei dati resi pubblici in particolare dall'Osservatorio regionale della spesa e delle politiche pubbliche, ci siamo permessi di fare qualche conto in tasca alla Regione. Il valore del Contratto di Servizio con Trenitalia ammontava, nel 2012, a 237,3 milioni di Euro, ma possiamo ritenere che a due anni di distanza questo valore non sia cambiato di molto, vista la scelta di mantenere inalterato l'impegno finanziario per il servizio ferroviario, anche in occasione dell'introduzione dell'Orario cadenzato. Sottratti i 150 milioni impegnati dalla Regione, provenienti dal fondo statale, i rimanenti 87,3 milioni di Euro vengono racimolati mediante gli introiti tariffari e di questi, circa il 60%, tenendo conto delle fluttuazioni stagionali, possono essere imputati ai biglietti di corsa semplice. Se sui risultanti 50 milioni di Euro annui, consideriamo un aumento medio del 15%, possiamo concludere che nelle casse della Regione dovrebbero entrare, in un solo anno, 7-8 milioni di Euro in più, all'incirca la stessa cifra indicata dai sindacati alla vigilia dell'introduzione dell'Orario Cadenzato quali risorse finanziarie da rendere disponibili immediatamente per garantire il servizio su ferro.
Quanti treni aggiuntivi sarebbe possibile finanziare con i potenziali introiti derivanti da questi recenti aumenti tariffari? Almeno una trentina, considerando il costo medio di un treno alle attuali condizioni. Sicuramente ben più degli sparuti treni che sono comparsi sui tabelloni nei mesi successivi all'entrata in vigore del cadenzato. Ci teniamo comunque a sottolineare come tutte le nostre stime siano state effettuate per difetto, soprattutto se si considera che gran parte delle corse aggiunte circolano solamente nei giorni feriali e in fasce orarie non fra le più onerose in termini di costi da Contratto di servizio. Inoltre, sarebbe da considerare che il reinserimento di alcuni treni al posto delle iniziali autocorse sostitutive, renderebbe disponibili, seppur in misura limitata, altre risorse. D'altro canto, è anche vero che bisogna considerare che gli aumenti tariffari di cui stiamo parlando, come anche evidenziato nella stessa Delibera della Giunta regionale, portano il costo dei biglietti allo stesso livello dei servizi automobilistici di linea per la medesima fascia chilometrica, per cui potrebbe verificarsi uno spostamento dell'utenza verso il servizio su gomma, se non addirittura verso il mezzo privato, e ciò non garantirebbe i risultati economici attesi. Solo il tempo ci dirà se, come secondo gli intenti della Regione, gli aumenti tariffari introdotti la scorsa settimana garantiranno le entrate necessarie per finanziare completamente il progetto di Orario cadenzato e le successive modifiche e, se nel caso si rendessero disponibili risorse aggiuntive, queste verranno effettivamente impegnate per l'effettuazione di ulteriori servizi ferroviari, come affermato nel dispositivo della Delibera di Giunta Regionale.

Lecito dunque chiedersi se ci troviamo di fronte all'evidenza per cui l'amministrazione regionale abbia scaricato sui viaggiatori, sebbene solamente quelli occasionali, che magari usano il mezzo ferroviario più per necessità che per piacere, l'onere economico per sopperire alle proprie mancanze e a una politica poco lungimirante, non essendo riuscita a trovare nelle proprie casse le risorse necessarie per finanziare adeguatamente il servizio ferroviario regionale organizzato secondo il modello di Orario cadenzato, avendo sempre perseguito la politica dell'"isocosto"?
Si tratta di una scelta lecita, dal valore politico, ma appare quanto mai inopportuno giustificare tale scelta con la sola volontà di rispondere alle richieste dell'utenza, che passerebbero così per un capriccio, quando invece la soluzione avrebbe potuto essere ricercata fra le numerose voci del bilancio regionale, sul modello di quanto fatto in altre regioni italiane. Ovviamente, a questo punto, in occasione di uno dei prossimi confronti con la Regione, se di fronte alle pressanti richieste, i pendolari dovessero sentirsi dire che non ci sono soldi per finanziare servizi aggiuntivi, la risposta dovrebbe essere: "Noi stiamo già dando abbastanza!"...alla fin fine i numeri parlano chiaro e il conto è ben aperto!