Revisione in arrivo per i Project Financing veneti

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Uno dei primi atti di cui si sta occupando il nuovo Consiglio regionale veneto uscito dal voto dello scorso 31 maggio è la discussione e l’approvazione di un progetto di legge regionale il cui primo firmatario è il Presidente della Giunta, Luca Zaia.
Il titolo del progetto - Modifica alla legge regionale del 7 novembre 2003, n. 27 "Disposizioni generali in materia di lavori pubblici di interesse regionale e per le costruzioni in zone classificate sismiche" e alla legge regionale del 9 agosto 2002, n. 15 "Norme per la realizzazione di infrastrutture di trasporto, per la progettazione, realizzazione e gestione di autostrade e strade a pedaggio regionali e relative disposizioni in materia di finanza di progetto e conferenza di servizi" – evidenzia la necessità di revisione dello strumento del project financing, con particolare riferimento al settore delle opere infrastrutturali di trasporto e per la viabilità.
L’esame del provvedimento è cominciato mercoledì scorso in una seduta congiunta della Prima e della Seconda Commissione consiliare, quest’ultima destinata ad occuparsi, a partire da questa legislatura, fra le altre cose anche di infrastrutture, trasporti e lavori pubblici. Interessate dal provvedimento sarebbero numerose opere che spaziano dalla viabilità stradale (Pedemontana veneta, completamento del Passante di Mestre e Autostrade del Mare, solo per citare le più importanti in termini economici), alle infrastrutture ferroviarie (completamento di quel progetto SFMR ormai diventato anacronistico e realizzazione della bretella ferroviaria di collegamento fra l’aeroporto Marco Polo di Tessera e la stazione di Venezia-Mestre), ma anche il nuovo Palazzo del Cinema del Lido. La contropartita economica complessiva ammonta a poco meno di 8 miliardi di Euro, dei quali circa due terzi dovrebbero essere coperti da capitali privati.
I quattro articoli che compongono il progetto contengono una serie di correttivi che consentiranno di superare una serie di problematiche che si sono palesate negli scorsi anni, tenendo presente delle “mutate condizioni macroeconomiche” ed anche delle “note vicende giudiziarie”, come riportato nella relazione illustrativa della legge.
I punti cardine prevedono che:
- nel caso trascorrano più di 18 mesi (24 mesi nel caso delle opere di interesse regionale che richiedano un maggiore livello di approfondimento) dalla pubblicazione del bando di gara relativo ad un’opera, nel momento della stipula dell’atto di concessione sarà necessario procedere con una nuova valutazione del progetto stesso, consistente nella verifica dell’attualità dell’utilità pubblica e del piano economico finanziario;
- venga avviata entro tre mesi dall’approvazione della legge una revisione di tutte le opere il cui bando sia già stato pubblicato e per le quali non si è ancora provveduto alla chiusura delle procedure;
- si istituisca un fondo per il riconoscimento di eventuali indennizzi che dovranno essere pagati a seguito dell'attuazione della legge, nel caso in cui ci sia un cambiamento dei termini di concessione rispetto a quanto precedentemente stabilito.

Al dibattitto ha partecipato anche il neo Assessore regionale ai lavori pubblici, l’avvocato veronese Elisa de Berti, che si è augurata che il progetto di legge possa essere approvato in tempi brevi affinché si possano revisionare e chiudere progetti ritenuti non più attuali oppure finanziariamente insostenibili. Il Presidente della seconda Commissione, Francesco Calzavara ha dichiarato che “il project financing non è un essere demoniaco da guardare con sospetto e diffidenza, ma è uno strumento da utilizzare con una intelligenza specifica, per evitare di cadere nelle trappole degli interessi privati”. Da più parti, invece, è stata richiesta maggiore chiarezza sugli scopi politici e programmatori della proposta, ribadendo comunque la necessità di rivedere quello che più volte è stato definito “project financing alla veneta”. Dalle opposizioni non sono mancati ulteriori commenti: il consigliere Stefano Fracasso afferma che “è il momento giusto per rivedere tutta la programmazione delle infrastrutture per la mobilità del Veneto del futuro, per fermare i project financing e anche per fare scelte coraggiose: meno strade e più rotaie”, mentre l’ex europarlamentare Andrea Zanoni chiede “preziosi suggerimenti da tradurre in norma” al presidente dell’Autorità Nazionale Anti Corruzione, Raffaele Cantone.

Sicuramente questo progetto di legge, nel tentativo di segnare l’inizio di un nuovo corso nella gestione delle grandi opere pubbliche relative alla mobilità, prova a marcare una discontinuità con la legislatura precedente che si è conclusa in maniera decisamente poco cristallina con il coinvolgimento di esponenti politici di maggioranza e opposizione nello scandalo delle tangenti relative alla realizzazione di grossi appalti. Tuttavia, una certa attenzione sarà da riservare da un lato ai criteri con cui saranno revisionati i diversi progetti e, dall’altra, alle modalità con cui verrà distribuito il fondo destinato agli indennizzi, tenuto conto del fatto che alcune delle opere sono già oggetto di indagine da parte della Corte dei Conti.