La revisione dei Project Financing veneti è legge

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VENEZIA – Si puntava a chiudere prima della pausa estiva e così è stato. Imponendo un ritmo di lavoro sostenuto il Consiglio regionale veneto ha approvato, dapprima in Commissione e poi in Aula lo scorso 4 agosto, il progetto di legge che avevamo anticipato in uno scorso articolo e che prevede la revisione dei project financing attualmente pendenti. Il Presidente della Giunta regionale, Luca Zaia, non ha tardato a firmare la legge, che è stata pubblicata nel Bollettino Regionale del 7 agosto ed entrerà dunque in vigore nei prossimi giorni. La Giunta regionale avrà dunque a disposizione un nuovo agile strumento, prima non esistente, per governare in modo più efficace lo strumento della finanza di progetto.
Rispetto al testo originario sono stati approvati all’unanimitá un paio di emendamenti con riferimento alla revisione da parte della Giunta di tutti i procedimenti di finanza di progetto di competenza regionale e alla trasparenza degli atti per cui tutti i contratti e i relativi piani finanziari dei lavori pubblici dovranno essere trasmessi al Consiglio. Altri due ordini del giorno, invece, invitano la Giunta a procedere con una verifica complessiva su tutti i contratti stipulati in project financing e ad attivare la spending review ai progetti di finanza avviati in sanità. Bocciate invece le richieste di introdurre l’obbligo di approvazione solamente di opere completamente coperte da capitali, la necessitá di avere progetti piú dettagliati così che non siano necessarie modifiche in corso d’opera che facciano lievitare i costi e l’introduzione di un sistema di tutela degli espropriati e del loro diritto al risarcimento.
La legge è stata approvata con soli 27 voti favorevoli della maggioranza. Subito dopo la votazione il consigliere di Forza Italia Massimiliano Barison ha dichiarato: “Serve maggiore rigore nell’analisi delle opere attivate in regime di concessione; lo strumento del project è molto importante per intercettare capitali privati per la realizzazione di opere pubbliche, ma non vi può essere dubbio alcuno sull’interesse e il vantaggio pubblico in investimenti tanto significativi”.
Le minoranze, che in Commissione si erano divise fra astenuti e contrari alla proposta di legge, hanno deciso di non partecipare alla votazione in Aula. La giustificazione principale di tale gesto risiede nella mancanza di risposte alle domande poste alla Giunta durante la discussione, in particolare sul fatto che la Giunta avesse già nelle proprie prerogative la possibilità di analizzare, rivedere, revisionare ed anche bloccare dei progetti prima della stipula della convenzione di concessione. L’impressione è stata che con questo atto la Giunta voglia “scaricare le proprie responsabilità sul Consiglio” come evidenziato sia dal consigliere del Partito Democratico, Stefano Fracasso, che dal capogruppo del Movimento 5 Stelle, Jacopo Berti. Secondo l’opposizione, al Consiglio spetterebbe un compito di mera programmazione e indirizzo, mentre l’esecuzione di atti decisionali spetterebbe alla Giunta; con questa legge la responsabilità delle decisioni verrebbe ripartita fra i due organi, esponendo gli stessi consiglieri a futuri contenziosi per il pagamento di penali per quelle opere già presentate dai proponenti e che potrebbero venir bloccate. Andrea Bassi, ex presidente della Commissione infrastrutture nella scorsa legislatura, ora in forza alla Lista Tosi, pensa che la Giunta avrebbe potuto avviare già da tempo ed in totale autonomia la procedura di revisione e, solo dopo, sulla base delle risultanze, presentare al Consiglio le risultanze per quelle opere di più dubbia utilità, con conseguenti modificazioni delle programmazioni e relativi atti conseguenti.
Diverse altre obiezioni sono state sollevate da più parti. Il Partito Democratico, con Stefano Fracasso e Andrea Zanoni, avrebbe auspicato una revisione della programmazione delle infrastrutture in Veneto; i consiglieri del Movimento 5 Stelle Manuel Brusco e Simone Scarabel hanno insistito affinché la revisione dei progetti non contemplasse solo un criterio economico, ma anche una valutazione dell'impatto ambientale; l’area tosiana invece ha evidenziato come il provvedimento blocchi implicitamente per oltre un anno investimenti in Veneto per circa 8 miliardi, penalizzando piccole e medie imprese coinvolte nei lavori.

Non sono mancate critiche provenienti anche dall’interno della maggioranza, in particolare dall’esponente di Fratelli d’Italia, Sergio Berlato che ha chiesto che “si verifichi se questi strumenti [i project financing, ndr] abbiano dato benefici di pubblica utilità o, al contrario, abbiano consentito solo guadagni ai soliti studi di progettazione, alle solite imprese realizzatrici, alle solite cooperative di servizi, ai soliti broker assicurativi”.
Ora la Giunta ha l’impegno di revisionare nei prossimi mesi tutte le opere il cui bando sia già stato pubblicato e per le quali non si è ancora provveduto alla chiusura delle procedure, ma già si prospetta in ogni caso uno scontro aperto perché da un lato si è voluta approvare in poco tempo una legge col fine di fornire alla Giunta uno strumento efficace per la gestione delle opere pubbliche, mentre dall’altro si prospetta un possibile danno erariale a causa delle possibili penali da dover pagare e per il quale potrebbe intervenire la sezione regionale della Corte dei Conti.