Il paradosso delle autocorse sostitutive sulla Venezia-Portogruaro

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Giovedì sera, è quasi ora di cena. Sul piazzale della stazione di Meolo, con un cenno della mano fermo l’autocorsa sostitutiva che transita puntuale. L’autista quasi incredulo nel vedere rotta la sua solita routine apre le porte e mi fa salire. Guardo l’autobus desolatamente vuoto, mi siedo in una delle prime file e rifletto sull’insuccesso di questo servizio.

Era il dicembre 2008, quando in occasione del cambio d’orario invernale Trenitalia decide di tagliare tutti quei treni che hanno una frequentazione inferiore alle 50 persone, rimpiazzandoli con autocorse sostitutive, vale a dire autobus che coprono lo stesso percorso e le stesse fermate del treno soppresso, ovviamente percorrendo la viabilità ordinaria e allungando notevolmente i tempi. In tutto il Veneto, i treni interessati sono circa una ventina e ben cinque solo sulla Venezia-Portogruaro. Ovviamente monta la protesta dei pendolari che non accettano il taglio del servizio e i conseguenti disagi. Dopo poche settimane Trenitalia torna sui suoi passi, ripristinando tre dei cinque treni (rimangono solo le due autocorse che partono da Venezia la mattina presto, con una frequentazione inferiore alle 30 persone).

Arriva il dicembre 2009, nuovo cambio d’orario invernale, e i tabelloni gialli degli orari appaiono un po’ più ricchi. Ma è sola apparenza: non sono treni che sono stati aggiunti nell’ora di punta per alleviare i disagi dei pendolari, ma sono presenti sia le cinque vecchie autocorse, che i tre treni reinseriti da Trenitalia: il servizio, in una fascia oraria palesemente di scarsa frequentazione, è stato paradossalmente raddoppiato!

Così, facendo il punto della situazione, chi vuole partire la mattina presto verso Mestre può optare fra l’autocorsa delle 3.55 da Portogruaro che, facendo tutte le fermate fino a San Donà di Piave, poi prosegue dritta fino a Mestre arrivandovi alle 5.20 (e chi da Portogruaro deve andare, ipoteticamente, a Quarto d’Altino?) e l’autocorsa delle 4.00 da San Donà di Piave che, fermando in tutte le stazioni non servite dalla prima, giunge a Mestre alle 5.21. O più semplicemente usa il treno Regionale 5801 che parte da Portogruaro alle 4.18, transita a San Donà alle 4.42 e, fermando anche in tutte le altre stazioni, arriva a Mestre…alle 5.17.
Situazione analoga la sera: alle 18.45 parte l’autocorsa da Portogruaro che arriva a Mestre alle 20.10, alle 18.50 parte l’autocorsa da San Donà di Piave che arriva a Mestre alle 20.11. Ma esiste il Regionale 5906 delle 19.02 che giunge a San Donà alle 19.26 e arriva a Mestre alle 20.03.

Ancora più grottesco ciò che accade in direzione inversa in tarda serata. Contemporaneamente, alle 00.36, partono da Venezia sia l’autocorsa sia il Regionale 5801, fermano a Venezia Mestre a distanza di pochi minuti, ma poi il loro destino si separa: il treno correrà veloce attraverso la campagna del Veneto orientale per giungere a Portogruaro dopo poco più di un’ora, alle 01.47. Invece, l’autobus, fermata dopo fermata per arrivare al capolinea (magari in una serata invernale con pioggia o nebbia) impiega più di due ore, alle 2.51: giusto un’oretta di riposo per l’autista che dovrà ripartire alla volta di Venezia con la prima corsa di mattutina.

Capiamo, dunque, facilmente che il servizio di autocorse così organizzato non potrà funzionare per le seguenti ragioni:
• i tempi di percorrenza non sono assolutamente competitivi (basti pensare che Meolo e Quarto d’Altino, due stazioni separate da 6 minuti di treno, in autobus sono collegate fra loro con un percorso di oltre 20 minuti perché il mezzo non può passare nelle strade di campagna e deve necessariamente percorrere la statale, distante qualche chilometro);
• le autocorse svolgono un servizio che si sovrappone a quello già presente offerto dai treni. Se proprio sono presenti delle risorse economiche da destinare ai servizi stradali, sarebbe il caso di destinarli ad altre fasce orario, per esempio a metà mattinata quando non ci sono treni da e per il capoluogo per oltre quattro ore a causa dell’IPO (interruzione della linea per consentire l’ordinaria manutenzione);
• sulla medesima tratta, è già disponibile il servizio di un’azienda di autolinee extraurbane che è molto più veloce e capillare di quello offerto da Trenitalia;
• molto spesso le autocorse non coprono tutte le stazioni della linea (nell’ambito urbano di Mestre, viene sempre tralasciata la stazione di Venezia Carpenedo, oppure, con lo spezzamento dell’autocorsa in due sezioni, non sono possibili tutte le combinazioni di percorso).