Protesta dei macchinisti sulla Portogruaro - Venezia

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VENEZIA - Una specie di "sciopero bianco" sta rallentando da giorni alcuni treni della linea per Portogruaro...

Dallo scorso cambio orario, avvenuto il 12 dicembre, su molti treni regionali della linea Venezia - Portogruaro si verificano ritardi consistenti che raggiungono anche i 20-25 minuti, rilevati su qualsiasi fascia oraria. I più interessati da questo fenomeno sono i primi treni del mattino in partenza da Portogruaro (5802, 11030, 5804 e, talvolta, 11032) i quali, qualche volta, vengono addirittura soppressi, come è accaduto al treno delle 6.46 di questa mattina da Portogruaro. La scorsa settimana, proprio quest’ultimo treno, ha viaggiato in orario solamente lunedì, mentre in tutti gli altri giorni ha avuto un ritardo medio in partenza da Portogruaro di 14 minuti, con punte nelle stazioni intermedie di 17 minuti.

Ovviamente questi ritardi provocano notevoli disagi ai pendolari che si devono recare a Mestre o Venezia sul luogo di lavoro o dove devono prendere una coincidenza per raggiungere la propria destinazione in tutta Italia. La situazione, inoltre, è destinata ad aggravarsi dopo il 10 gennaio, quando gli studenti universitari e degli istituti superiori rientreranno dalle vacanze e si troveranno ad affrontare questo disservizio.

La causa di questi ritardi è una forma di protesta attuata dai macchinisti contro Trenitalia ed è dovuta ai tagli che l'azienda ha effettuato sui "tempi accessori", ovvero i minuti (retribuiti) dedicati alla preparazione del treno prima della partenza, dopo l'uscita dal deposito. La spiegazione di questa protesta è affidata a una lettera di Nicola Romeo, segretario regionale della Fast (Federazione Autonoma dei Sindacati dei Trasporti) comparsa negli scorsi giorni sulla stampa. "La preparazione del treno prima della partenza serve per farlo viaggiare in sicurezza. Si tratta di controlli e verifiche d'obbligo previste da un preciso protocollo". Queste verifiche richiedono circa 55 minuti, ma con i nuovi turni di servizio, dal 12 dicembre, questi tempi sono scesi a soli 35 minuti. Pertanto per eseguire tutte le verifiche richieste, o il personale deve presentarsi in anticipo sul luogo di lavoro (senza retribuzione ed esponendosi personalmente ad eventuali infortuni) oppure il treno deve, forzatamente, partire in ritardo, proprio di quei 20 minuti che sono stati "tagliati" dal contratto. L'invito ai macchinisti è pertanto quello di attenersi "scrupolosamente alla tempistica necessaria per far viaggiare il treno in sicurezza" - prosegue Romeo. La responsabilità di eventuali incidenti attribuibili ad un mancato controllo ricadrebbe interamente sul macchinista. Per questa ragione, la Fast ha chiesto a Trenitalia "che vengano ristabiliti i vecchi tempi accessori" e venga riformulato il mansionario, con tempi e modalità delle verifiche. Nel frattempo indica come soluzione quella di far partire i treni in ritardo.

Possiamo capire da un lato le difficoltà dei macchinisti di assumersi la responsabilità a far viaggiare un convoglio con centinaia di passeggeri a bordo senza aver effettuato i controlli prescritti e quindi si ritrovano costretti ad attuare queste forme di protesta che comunque garantiscono il servizio pubblico, ma non possiamo, dall'altro lato ignorare le proteste dei pendolari che, a fronte di un servizio ferroviario che da una decina d’anni a questa parte è rimasto pressoché immobile quanto a qualità, percepiscono questi continui ritardi come l'ennesimo disservizio, aumentando la disaffezione verso il treno come mezzo di trasporto competitivo.