Diario: il Festival delle Città Impresa (1)

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FNE a Schio in mezzo al pubblico Il Festival delle Città Impresa 2011 è stato pensato sul concetto di "fare rete a NordEst", e non sono mancate discussioni su reti ferroviarie, politica dei trasporti ed economia dello sviluppo del Triveneto.
Abbiamo partecipato ai diversi incontri, sia come relatori che come spettatori, raccogliendo spunti interessanti da esponenti del mondo dei trasporti, dell’industria, della finanza, della politica.
Vogliamo condividerli con voi, per diffondere il quadro della situazione, attuale e futura, della ferrovia a NordEst.

20 aprile - Padova :: Tav, Sfmr, banda larga: chi paga il conto?

L'incontro, preceduto dalla presentazione del Festival, ha visto la partecipazione di esponenti del mondo delle banche, della finanza, dei fondi d'investimento.
La domanda che animava la discussione era: com'è possibile che una Regione così ricca come il Nordest, e in particolare il Veneto, sia in grado di offrire così poco in termini di nuovi progetti infrastrutturali, e di qualità dei progetti stessi?

Domanda che ha caratterizzato le intelligenti provocazioni del moderatore Paolo Possamai (direttore del Piccolo di Trieste) il quale faceva notare che, a fronte di un progetto di LAV Venezia - Trieste che la stessa Italferr ha dichiarato irrazionale, sul fronte Venezia - Milano neppure si è ancora discusso un modello di esercizio su cui basare la progettazione.

Le risposte dei relatori sono state pressoché univoche ma comunque interessanti, venendo da figure abituate a gestire progetti di grande portata economica.
In una prima analisi è stato spiegato che i progetti non ci sono (o non si muovono) per mancanza di fondi nelle casse pubbliche; ma proseguendo nella discussione si è precisato che questa carenza non è così vera: da una parte i fondi ci sono, e non pochi, ma la politica è incapace di metterli a frutto; dall'altra c'è una fortissima componente di liquidità privata che il sistema non è in grado di intercettare, perché non offre alle famiglie le giuste garanzie sul ritorno dell'investimento.

Notevole come, per citare un esempio di finanze pubbliche utilizzate male per incapacità, sia Giuliano Segre che Massimo Malvestio abbiano sollevato questioni sul caso della provincia di Vicenza, che mantiene quote della società di gestione della Serenissima Brescia - Padova. Da un punto di vista finanziario la situazione è inspiegabile: perché sostenere pubblicamente un'impresa che proprio a causa della gestione pubblica costa agli enti più di quanto potrebbe valere?

Proprio da Segre è venuta una risposta sul perché l'Italia sia afflitta da questo modello di gestione della finanza pubblica. Secondo il Presidente della Fondazione di Venezia la causa generale è il ritardo del Paese nell'arrivare a comprendere il capitalismo.
Non capendo il concetto capitalista di investire il proprio denaro, le famiglie sono rimaste troppo conservative nella gestione delle proprie ricchezze, e questo ha portato ad avere un Paese con una forte ricchezza privata unita ad un enorme debito pubblico.
Il tutto derivante da un modello sociale francese che mira ad assistere tutti indistintamente, disperdendo le risorse nel presente invece di dedicarle al futuro.

Giovanni Costa, rappresentante di Intesa Sanpaolo, ha poi chiarito un punto fondamentale della visione del mondo bancario: le banche non si devono sostituire alla politica nel pianificare gli interventi necessari allo sviluppo. La pianificazione non deve passare in mano privata, bensì restare amministrata dalla politica, che però sia rappresentata da persone adeguate al compito.

E, raccogliendo il tema del rapporto finanza-politica, Andrea Ruckstuhl ha proposto un intervento molto interessante. La società da lui rappresentata, Finanza e Progetti di Bovis Lend Lease, si propone non di pianificare le opere, ma di saperle valutare e, nel caso, finanziarle con liquidità proveniente da fondi privati di investimento. Questo soprattutto nell'ambito di investimenti con capitale a rischio.
La tradizionale impostazione italiana è antica e ha già mostrato tutti i propri limiti: ogni progetto è promosso e sostenuto, anche nella progettazione, dal suo stesso costruttore. Il problema è che l'interesse del costruttore si conclude con la costruzione stessa, e nessun soggetto si cura del valore del servizio che l'opera potrà fornire nel suo ciclo di vita.

Ci sentiamo di condividere questo punto: è una descrizione particolarmente vera del modello che il Veneto ha seguito da molti anni a questa parte, costruendo solo ed esclusivamente a servizio delle costruzioni e dei costruttori, e raramente valutando il servizio reso.
Modello che ha mostrato il fianco nel momento in cui si è concentrato un nuovo interesse sulle ferrovie. Costruire strade è a suo modo facile: non è vincolante progettare prima il servizio (anche se bisognerebbe farlo), il traffico si diffonde come un fluido, nel bene o nel male qualcosa ci passerà. Ma la ferrovia è un sistema rigido, con un orizzonte di pianificazione di decenni se non secoli, e permettere a costruttori e politici di improvvisarsi progettisti è una garanzia di fallimento del servizio.

27 aprile - Schio :: Le idee non viaggiano solo nel web: la linea ferroviaria vicenza-schio orizzonte 2019

Questo incontro ci ha visti diretti protagonisti, quindi l'interpretazione di ciò che si è detto sarà soggettiva. Non sono comunque mancati gli spunti di riflessione nati da alcune reazioni, positive e negative, a cui abbiamo assistito.

Scopo dell'incontro era di raccogliere, da parte degli amministratori del vicentino, idee, criticità e potenzialità della linea Vicenza - Schio e del servizio reso al territorio attraversato; oltre a questo, FerrovieaNordEst ha presentato una propria proposta che potremmo definire didattica, nel senso che gli elementi citati non sono stati niente di più che l'ABC della programmazione di un servizio di trasporto pubblico, applicati al caso del territorio in questione.
Abbiamo chiesto ed ottenuto di lasciare la nostra proposta in coda, dopo il dibattito politico, proprio perché la sua natura di "nozioni di base" male si prestava ad essere messa in discussione.


I relatori dell'incontro di Schio (clic per i dettagli)

Il dibattito ha comunque lasciato sul campo qualche spunto interessante: al di là della forte volontà del sindaco di Schio, Luigi Dalla Via, che ha fortemente voluto lanciare un processo di revisione del servizio ferroviario, nessuno dei presenti si è detto sfavorevole all'idea.
Continuando la costante politica degli ultimi tempi, i più si sono lamentati del fatto che lo sviluppo della ferrovia e del TPL non arriva perché i tagli ai finanziamenti hanno bloccato ogni possibilità.
Interessante l'approccio del sindaco di Vicenza, Achille Variati, secondo cui i tagli sono a loro modo un bene, perché costringono le amministrazioni ad affrontare in modo obbligato dei processi di razionalizzazione della spesa. Affermazione coraggiosa, e non scorretta se vista nell'ottica giusta: alcuni buoni esempi nel TPL li abbiamo già visti.
Certo, in una Regione che spende così poco per i suoi trasporti pubblici potrebbe suonare fuori luogo, ma la filosofia di base è apprezzabile: prima si ottimizza l'uso delle risorse, poi ci si può lamentare.

L'assessore Chisso era assente (ma con una giustificazione valida), in sua vece ha parlato l'Ing. Stefano Angelini, rappresentante della Direzione Infrastrutture della Regione.
Da un tecnico ci saremmo aspettati qualche dato su cui discutere, purtroppo ci siamo dovuti accontentare dell'ennesima esposizione della cartina del SFMR, con la descrizione consueta: la fase 1 è ormai completa, poi viene la fase 2, la vostra linea sarebbe stata in fase 3 ma abbiamo trovato il modo di farla partire già durante la 2.
Considerando che per "fase", deduciamo, si intende un blocco di interventi programmato su un insieme di linee, viene da chiedersi cosa si intenda per completa: orario di servizio, mezzi con cui espletarlo, revisione del TPL sono ben lontani dall'essere completi, mentre di quasi terminati ci sono la costruzione di sottopassaggi stradali, alcune pensiline, e parte dei marciapiede rialzati. Senza dimenticare le panchine.
Sono stati principalmente l'Ing. Angelini e il sindaco di Thiene, Maria Rita Busetti, a ricordare come per l'avvio di un servizio moderno si debbano prima di tutto reperire più fondi, ed eliminare i passaggi a livello.
Non è mancata la citazione della fondamentale necessità di raddoppiare una parte della linea.

In coda a questo contesto, abbiamo esposto la nostra analisi della situazione attuale della ferrovia e del TPL nell'Alto Vicentino, procedendo con una spiegazione basilare di come si progetta il servizio ferroviario, e concludendo applicando queste nozioni al caso della Vicenza - Schio, formulando qualche proposta concreta.
Non cercavamo uno scontro, ma da alcuni, specialmente il Presidente della Provincia di Vicenza, Attilio Schneck, le nostre affermazioni sono state lette come un attacco diretto alle amministrazioni locali (e più in generale all'amministrazione veneta degli ultimi anni).
Non finiremo mai di ripeterlo: FerrovieaNordEst non è schierata politicamente. I nostri sono studi tecnici che portano ad analisi tecniche, ed è nostro dovere puntualizzare ciò che riteniamo essere degli errori nella gestione dei trasporti; se qualcuno si sente coinvolto direttamente, probabilmente lo è.

Diverse nostre affermazioni hanno sollevato parecchio malcontento, nel contesto del convegno. Principalmente:

  • non è vero che alla Vicenza - Schio servano più fondi per dare più servizio (23 coppie/giorno non sono poche), ma va riorganizzato e cadenzato;
  • non è vero che per migliorare il servizio ferroviario si debbano eliminare i passaggi a livello: meno di 1,5 treni/ora non giustificano la spesa per i sottopassaggi, e di sicuro i P/L non turbano l'esercizio ferroviario, ma quello stradale: siano i gestori delle strade a pagare;
  • il Veneto degli ultimi 15 anni ha costruito molto senza progettare il servizio, e in ferrovia si fa proprio il contrario;
  • nelle stazioni si costruiscano passerelle metalliche pedonali e non sottopassaggi in muratura (costano meno e si montano in meno tempo e con meno disturbo)
  • il servizio dei bus FTV, come in tutto il Veneto, si svolge perfettamente in parallelo alle linee ferroviarie, e non a servizio delle stesse.

Purtroppo, abbiamo notato, certi temi come l'uso sproporzionato del cemento, la non-progettazione del servizio e il coordinamento nullo tra vettori di trasporto risultano essere punti particolarmente sensibili se contestati direttamente a chi rappresenta le amministrazioni, specie se della stessa parte politica dell'amministrazione regionale.
Pur senza voler invocare un'eventuale malafede nella gestione, non possiamo che constatare che il modello attuale, anche se mosso da idee positive, ha portato ad un fallimento per il sistema del trasporto pubblico.

Un momento poco simpatico si è raggiunto quando il Presidente Schneck ha contestato il fatto che queste nozioni sono già ben conosciute dalle amministrazioni; a quel punto una parte del pubblico ha protestato vibratamente, chiedendo perché non si siano applicate fino ad oggi. Probabilmente Schneck ha ritenuto che questo coro di proteste fosse "concertato", e se n'è risentito; in realtà la questione è stata sollevata da cittadini che non si conoscevano tra loro. Ha poi lasciato il convegno, seguito dal sindaco di Thiene, e in un secondo momento da Angelini e Variati.

Siamo rimasti noi e il sindaco Dalla Via, a spiegare al pubblico che questo progetto è solo cominciato, e che l'intenzione è di approfondire lo studio e dare un risvolto pratico alla proposta.
Restiamo comunque a disposizione di tutti i partecipanti, tra relatori e pubblico, per stabilire un dialogo.

(1. continua)