Rischio tagli fra Veneto e Friuli

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MILANO - L'Amministratore Delegato del gruppo FS, Mauro Moretti, ha lanciato un avvertimento: se Stato e Regioni non metteranno a bilancio sufficienti risorse per il 2013, arriveranno nuovi tagli anche al trasporto regionale.

Nel corso del suo intervento al convegno sul trasporto pubblico locale e sul ruolo dell'Autorità Garante all'Università Bocconi di Milano, l'Amministratore delegato del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane non ha fatto molti giri di parole: "Non c'è previsione di budget per il 2013 per le Ferrovie dello Stato. Se non ci saranno soldi a bilancio, l'unica cosa che potremo fare noi sarà interrompere il servizio". Ovviamente la mannaia si abbatterà su tutti quei servizi che sono soggetti a un Contratto di Servizio, ovvero i treni del trasporto ferroviario regionale. E Vincenzo Soprano, amministratore delegato di Trenitalia, spiega quali potrebbero essere le prospettive: "Qualora le Regioni non fossero in grado di onorare i contratti e i segnali sono che questo sia un problema reale, è prevista a riduzione proporzionale del servizio. Ci rendiamo conto che questo scatena dei problemi di natura politica, istituzionale e sociale, ma un'impresa non può fare niente di diverso da questo". Infatti, a fronte di 1,6 miliardi di contributi pianificati, il dato reale ammonta a soli 1,2 miliardi, soffrendo poi anche dei minori ricavi se confrontati con i dati relativi al trasporto su gomma (-38%) o su ferro in paesi come Francia, Germania e Inghilterra (fino a -50%). Nel caso in cui le Regioni non riescano ad onorare gli impegni del contratto, Soprano si aspetta che queste indichino cosa rientra nei propri budget, ma ha anche annunciato di essere pronto a ridurre l'offerta ai minimi garantiti, pari al 40-50% dell'offerta ordinaria.

Non sono mancate da subito le reazioni del mondo politico in tutta Italia, ma proprio dal Nordest, che negli ultimi anni ha già subito a più riprese tagli a treni e servizi, sono giunte le principali osservazioni, sebbene con toni variegati. Da un lato, infatti, è stato accusato della situazione il governo di Roma e il primo a intervenire in questo senso è stato l'assessore regionale veneto alle Politiche della Mobilità, Renato Chisso: "Il 'grido d'allarme' di Moretti ha un suo fondamento ed è un sostanziale invito alla Stato a intervenire in un settore che vive di finanza statale trasferita. Se non abbiamo i soldi in bilancio perché non ci vengono trasferiti, la Regione non può sopperire con risorse proprie che di fatto non sono abbastanza significative, così come non ha autonomia fiscale perché gli introiti di tasse e imposte, anche quelle regionali o comunali nel nome, vanno a Roma". A fargli da spalla vi è anche il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia: "Il Governo deve dare risorse: non si può pensare che il trasporto pubblico locale sia residuale rispetto ai problemi del nostro Paese. E' un servizio per i cittadini che pagano le tasse, ed è un biglietto da visita per i turisti di tutto il mondo che vengono da noi. Dobbiamo dare una risposta ai nostri pendolari, in un momento nel quale la benzina costa due euro al litro, e dobbiamo darla agli ospiti che vengono nel Veneto: se il servizio è quello che vediamo oggi ci saranno milioni di turisti che diranno al mondo quello che c'è. Chiediamo i fondi – ha concluso – e la volontà di dimostrare che non siamo un territorio dimenticato, ovvero la periferia dell'impero".
Tuttavia l'assessore alla tutela del consumatore, Franco Manzato, non risparmia critiche né al governo ("Se l'amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, una s.p.a. il cui azionista di maggioranza è lo Stato, dice che senza soldi sul tavolo non garantirà il servizio di trasporto locale, mi domando una volta di più dove vanno a finire le tasse pagate dai cittadini del Veneto") né a Trenitalia: "Il servizio lascia parecchio a desiderare, e certo non corrisponde agli impegni contrattuali di Trenitalia, che pure incassa i finanziamenti della Regione e degli introiti tariffari, ma i nostri utenti segnalano un costante declino, quasi che il servizio locale non fosse nei pensieri dei vertici del gruppo e di Trenitalia. Voglio sapere da Trenitalia qual è l'introito degli abbonamenti nelle tratte interne del Veneto e dei biglietti chilometrici venduti nel nostro territorio".

Altre reazioni sono giunte anche dalla Regione Friuli-Venezia Giulia per voce dell'assessore alle Infrastrutture Riccardo Riccardi: "Come Regione consideriamo del tutto inaccettabili eventuali tagli alle connessioni ferroviarie verso Mestre e sono possibili reazioni del Governo del Friuli Venezia Giulia di concerto con altre Regioni italiane, in cui la situazione si presenta comunque più pesante, in quanto in altre aree del Paese andrebbe ad interessare la totalità del servizio FS d'interesse regionale. Intendo avviare una comune azione nei confronti del Governo nazionale in grado di coinvolgere anche altre Regioni: ritengo infatti che le posizioni espresse da Trenitalia risultino condivisibili e, purtroppo, profondamente fondate". Infatti, come comunicato dallo stesso Moretti, mentre non si prospetta alcun rischio per i servizi interni al Friuli, è possibile che debbano essere tagliate cinque coppie di treni Regionali veloci fra Trieste e Venezia, sia via Cervignano-Portogruaro, che via Udine-Sacile.
Se dovessero davvero concretizzarsi tali scenari, una situazione di per sé precaria potrebbe diventare disastrosa. Al di là dei treni che non circoleranno più, si avranno effetti negativi anche su quel poco di sano che rimarrà. Basti pensare a tutti i pendolari che saranno costretti a spostarsi dal Regionale Veloce ai pochi Regionali Venezia-Portogruaro o agli ancor meno Regionali Portogruaro-Trieste, treni spesso già insufficienti a sopportare i grossi flussi di persone verso i principali poli regionali nelle ore di punta. Inoltre si va a demolire un importante tassello della lunga percorrenza a Nordest che andrebbe ancor più ad appannaggio dei treni Frecciabianca, isolando ancora una volta il Friuli da Mestre, hub dal quale partono i treni veloci per il resto dell'Italia.