Possiamo spostare un treno?

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Qualche tempo fa abbiamo ricevuto in redazione l'email di un lettore, pendolare per lavoro, che ogni sera deve fare i salti mortali per non perdere il treno del ritorno. Insieme ai colleghi vorrebbe proporre di posticipare di qualche minuto la partenza di quel treno, ma la cosa non è così semplice...

Chi decide gli orari?
Individuare un soggetto preciso, fisicamente raggiungibile, a cui inoltrare la richiesta non è cosa immediata. La Regione Veneto, tramite l'Assessorato alla Mobilità e alle Infrastrutture, ha competenze in materia di pianificazione del servizio, quindi potenzialmente anche degli orari. Rete Ferroviaria Italiana (RFI) si occupa di coordinare le varie richieste di transito (“tracce”) lungo la rete italiana, e può respingere determinate richieste se sono incompatibili con la pianificazione nazionale. Infine Trenitalia, impresa ferroviaria titolare del Contratto di Servizio con la Regione, ha sicuramente facoltà di organizzare gli orari secondo esigenze interne o esterne, nei limiti di quanto concesso da RFI e rispettando quanto previsto dal contratto con la Regione.
Insomma, non c'è un singolo indirizzo email a cui scrivere.

Una questione di buona organizzazione
In realtà in quasi tutti i casi di questo tipo la risposta che potrebbe e dovrebbe arrivare è: non si può. Per il semplice motivo che la ferrovia è una rete che funziona bene se fa sistema: una volta organizzate le varie parti, modificarne un singolo pezzo porta ad una perdita di efficienza. “Le esigenze dei molti contano più di quelle dei pochi”, recita una massima; questo è spesso vero nel settore del trasporto pubblico. Una linea ferroviaria serve potenzialmente decine di migliaia di persone e non è davvero pensabile spostare gli orari dei treni ogni volta che un gruppo ha problemi. Certo, la ferrovia è un servizio e deve andare incontro alle esigenze degli utenti; ma questo va fatto in fase di pianificazione, non dopo, spostando qui e spostando là.

Come si costruisce un buon orario?
Vista la mole di persone che prendono il treno, chi programma il servizio non può fare un sondaggio tra tutti gli utilizzatori per chiedere l'orario a loro più comodo; servono criteri tecnici e oggettivi per pianificare le corse. Uno dei criteri migliori e universalmente usati si chiama "cadenzamento".

L'orario cadenzato è un orario regolare, dove i treni partono sempre allo stesso minuto di ogni ora. I vantaggi sono grandi e immediati: se una linea è cadenzata, in un nodo diventa più facile cadenzare anche le linee in coincidenza, massimizzando le possibilità di interscambio. Inoltre il cadenzamento è facilmente memorizzabile e gestibile: se i treni partono al minuto .47 per tutto l'anno, i viaggiatori si sanno regolare, sanno programmare i propri spostamenti. Viceversa, se un treno partisse alle 13.40, uno alle 14.50, uno alle 15.42, alla fine non si saprebbe mai che treno prendere e con che tempi di attesa.


Un esempio di orario quasi cadenzato: la fermata di Mestre Ospedale sulla linea per Treviso. In azzurro i treni fatti fermare a partire dal 2012, migliorando sensibilmente l'offerta. I treni in nero sono sparsi in modo disordinato lungo la giornata: era impossibile organizzarsi con i turni di lavoro o di visita, e la stazione rimaneva vuota.

Il treno che si proponeva di modificare, di fatto, fa parte di una maglia cadenzata: i treni di quella linea partono sempre al minuto .47. Spostarne uno solo significa che tutti gli altri passeggeri di quel treno, abituali ed occasionali, dovrebbero memorizzare un orario "speciale" solo per quell'ora. Decine di persone potrebbero vedersi rovinata la coincidenza con altri treni o con gli autobus, visto che nella stazione di arrivo ci sono altre linee con cui interscambiare.

E se cambiassimo noi orario di uscita?
Per quanto ben amministrata e attenta alle esigenze del territorio, una rete di trasporto pubblico non potrà mai essere tarata sulle esigenze di un singolo ufficio, scuola o fabbrica; al contrario, in presenza di un orario cadenzato e affidabile sono gli uffici che possono e devono “ritoccare” i propri orari a seconda delle esigenze di trasporto pubblico dei propri dipendenti.
In molte aziende esiste oggi una figura di servizio che si chiama “Mobility Manager”; tra i suoi compiti c'è anche quello di organizzare al meglio gli spostamenti casa-lavoro dei propri colleghi. Di sicuro un Mobility Manager dovrebbe avere il potere di proporre lievi modifiche all'orario di lavoro se un gruppo di dipendenti ha delle particolari esigenze, ad esempio iniziare 10 minuti prima la mattina per uscire 10 minuti prima al pomeriggio e prendere il treno senza corse.

Chi vi scrive ha frequentato in una scuola superiore con circa 1100 iscritti dove l'orario di uscita veniva regolato in modo da permettere agli studenti pendolari di prendere comodamente il treno alla vicina fermata ferroviaria; negli anni in cui venivano proposti orari scomodi, l'ufficio di presidenza era inondato di reclami dai genitori. Nessuno ha mai pensato di far modificare l'orario del treno, anche perché poi ogni scuola avrebbe avuto da dire la sua...

Conclusioni
L'orario regionale del Veneto per il 2013 è ancora lontano dall'essere ricco e regolare come servirebbe. C'è bisogno di una riforma complessiva, attenta e coordinata degli orari delle diverse linee; i tentativi isolati di modificare la rete possono forse avvantaggiare un piccolo gruppo, ma rovinano l'efficienza del trasporto pubblico nel suo complesso.
Come cittadini dobbiamo chiedere e pretendere un orario cadenzato anche in Veneto, con treni frequenti e regolari lungo tutta la giornata; proprio come accade nella vicina Lombardia, regione a Statuto Ordinario che ha deciso di investire nel trasporto pubblico e attivare le famose "linee S”, cadenzate e regolari.