L'Alta Capacità Venezia-Trieste torna a correre sulle spiagge

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Giovedì 19 settembre, promossa dal Ministero dell'Ambiente, si è tenuta a Roma una riunione del Gruppo istruttore della Commissione per la Valutazione d'Impatto Ambientale. Oggetto dell'incontro è stata la linea ferroviaria Alta Velocità/Alta Capacità Venezia-Trieste.

Ma non quella meno impattante e meno costosa in affiancamento al tracciato della linea storica, promossa dal Commissario Bortolo Mainardi e appoggiata da numerosi Comuni, bensì quella del progetto litoraneo, quel progetto di cui si è tanto parlato al termine del 2010 e che dopo aver incassato il “no” di praticamente tutti, sembrava essere stato dimenticato in un cassetto. E invece eccolo lì, sul tavolo del Ministero e il verdetto è stato chiaro: il proponente, Italferr, entro poche settimane dovrà fornire le integrazioni richieste alla Commissione la quale quindi trarrà le conclusioni e pronuncerà la decisione finale.
Tale atto era stato preceduto a inizio settembre, dalla pubblicazione sulla pagina del Ministero dell'Ambiente delle decine di osservazioni pervenute da Comuni, Associazioni, e anche da Ferrovie a NordEst.

Le reazioni dal Veneto
Il Presidente della Regione, Luca Zaia, ha subito tagliato corto “A me sembra che siamo alle fantasie pure''. E quindi chiarisce la posizione della Regione: “Lo abbiamo scritto e detto in più occasioni. C'è stata una risoluzione in consiglio regionale, ci sono espressioni della Soprintendenza e del mondo ambientalista. Noi vogliamo riqualificare il vecchio sedime della ferrovia, oggi utilizzata al 40% delle sue possibilità, salvaguardando gli attraversamenti dei centri abitati con opportune gallerie”. E infine lancia la propria soluzione: “Per noi la Tav è una priorità. Mi sa che a Roma non hanno una lira, non c’è una posta a bilancio. E allora sposiamo la linea degli industriali, facciamo fare a loro la Tav in finanza di progetto. A me va benissimo, io la Tav la voglio”.
A criticare queste sue affermazioni giungono le sindache di Quarto d'Altino, Silvia Conte, e di Roncade, Simonetta Rubinato: “O Zaia è smemorato o mente sapendo di mentire. Sulla Tav Venezia-Trieste c'è una grave contraddizione tra quello che Luca Zaia dice e quello che la sua Giunta fa. Perché se davvero il Governatore è contrario al tracciato litoraneo, il Piano territoriale regionale di coordinamento, nella variante inviata ai comuni per le osservazioni in pieno agosto, prevede proprio questa ipotesi progettuale?” Precedentemente si erano anche fatte sentire in difesa dei territori dei propri comuni: “La Tav è un'opera di grande impatto ambientale, il cui tracciato non può essere deciso dai tecnocrati. Questo è un attacco alla democrazia e all'autonomia dei nostri Comuni". Infine, Simonetta Rubinato, che siede anche in Parlamento a Roma, ricorda che il Ministro delle Infrastrutture e Trasporti del Governo Monti, Corrado Passera, “nel gennaio scorso aveva assicurato che gli uffici del Ministero stavano valutando con la dovuta attenzione la proposta di tracciato alternativo, mentre due mesi prima la Commissione aveva approvato una nostra risoluzione con cui impegnava il Governo ad una vera comparazione tra le ipotesi progettuali. Sono impegni che faremo presenti al Governo in carica".
Alla bocciatura dell'onorevole Rubinato, si uniscono anche tutti i parlamentari veneti di Pd, Sel, Lega Nord e Scelta civica: “Riteniamo grave che sia stato dato un primo avallo al tracciato cosiddetto litoraneo. È assolutamente necessario sviluppare e prendere in esame la proposta alternativa al tracciato litoraneo della linea Tav che è ambientalmente più sostenibile e corrisponde all'esigenza del contenimento dei costi dell'infrastruttura".

Le reazioni dal Friuli-Venezia Giulia
Alla notizia della decisione da parte del Gruppo istruttore della Commissione d'impatto ambientale, è intervenuta anche la presidente del Friuli-Venezia Giulia, Debora Serracchiani: “La Regione ha richiesto di poter esaminare eventuali ipotesi alternative, anche condivise dai sindaci, ma nulla è mai pervenuto. Non sono mai esistiti progetti alternativi a quello del 2010, dunque Rfi deve presentare non integrazioni ma ipotesi progettuali nuove, mirate a valorizzare e, dove serve, a raddoppiare la linea esistente''. Tempo assegnato a Rfi: un mese.
Fra gli interventi che la governatrice friulana ritiene prioritari vi sono la risoluzione del collo di bottiglia rappresentato dal bivio San Polo e i collegamenti con Monfalcone e Trieste. Tra l'altro questi sono gli unici interventi contenuto nel Programma Infrastrutture Strategiche (PIS) deliberato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 18 settembre, nell'aggiornamento dell'XI allegato infrastrutture, riguardanti la nuova linea ferroviaria Alta Velocità/Alta Capacità Venezia-Trieste. L'intervento sopra descritto però è ancora allo stato di progettazione preliminare, e sono stati assegnati solamente 48 milioni di Euro, a fronte di una spesa prevista di 1,7 miliardi, ben poca cosa rispetto al costo complessivo dell'intera Alta Capacità litoranea, che dovrebbe aggirarsi sui 5,7 miliardi di Euro.
Nel frattempo, la scorsa estate erano stati due deputati friulani del Movimento 5 Stelle, Aris Prodani e Walter Rizzetto, a farsi sentire. In particolare, a cavallo delle vacanze estive è stato richiesto ai Comuni della Bassa friulana di inviare le proprie osservazioni su integrazioni progettuali che erano state presentate da Italferr attorno alla metà del mese di giugno. Gli onorevoli hanno dunque presentato due interrogazioni alla Camera dei Deputati, una in Aula e una in Commissione, nelle quali si interroga il Ministro dell'Ambiente su diverse aspetti. Innanzitutto si vuole far chiarezza sull'esistenza di un progetto di potenziamento della linea ferroviaria Venezia-Trieste alternativo a quello dell'alta velocità, sia per questioni di impatto sul territorio, che di costi attualmente insostenibili; quindi si chiede di indicare quali siano le criticità e le percentuali di utilizzo nei colli di bottiglia della linea Venezia-Trieste e della linea transfrontaliera con la Slovenia e se esistano azioni concrete per il finanziamento e il rilancio dei collegamenti ferroviari transfrontalieri con Slovenia e Austria, senza dover intervenire pesantemente su una infrastruttura già ora considerata improduttiva.