Il nodo slegato di Vicenza

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Un anno fa scrivevamo sul Corriere del Veneto che Vicenza non sa essere nodo ferroviario, a causa del basso sfruttamento delle direttrici di Schio e Treviso, e che quindi il suo peso negli equilibri dei trasporti è più basso del dovuto.
Col nuovo progetto di Orario Cadenzato siamo tornati sulle pagine del Corriere: il Cadenzato sarebbe stato l'occasione giusta per rendere Vicenza un vero nodo e dare dimostrazione pratica della sua importanza, sfruttando le infrastrutture esistenti. Sarebbe stato doveroso. Sarebbe...

Domenica 9 giugno siamo quindi tornati sul tema, per il Corriere del Veneto, per evidenziare che l'occasione è stata perfettamente sprecata: col nuovo orario il nodo di Vicenza continua ad essere un non-nodo.
Nella più completa evidenza del lavoro di bassissima qualità svolto dall'amministrazione veneta nel comporre questo progetto, diviene obbligatorio chiedersi a chi sia stato commissionato, con quali richieste, dietro quale compenso e che tipo di valutazione del prodotto è stata compiuta dall'amministrazione. Torneremo su questo punto.

Oggi, domenica 16 giugno, il Corriere pubblicherà la seconda parte di questa analisi sul vicentino, a proposito del non-nodo di Bassano. Nel frattempo riportiamo la questione vicentina.

Quel nodo slegato che lascerà sola Vicenza

“E’ in arrivo , sul binario ...” E’ in arrivo, nei prossimi mesi, l’”Orario cadenzato” per i treni regionali del Veneto, e manderà in pensione la metropolitana di superficie prima ancora che questa sia nata.
E’ una revisione generale dell’orario di tutte le linee regionali venete (ferme agli anni ’90). In teoria è un ottimo strumento per semplificare la vita al viaggiatore, perché significa avere corse regolari durante la giornata, sempre allo stesso minuto di ogni ora.
Ma richiede una progettazione attenta, soprattutto dei nodi: perché è uno spreco rendere regolari due linee per poi scoprire che le cattive coincidenze non permettono di sfruttare entrambi i collegamenti.
Ed è quello che succede nel nodo di Vicenza, a cui fanno capo le linee da Schio, interessata ai collegamenti verso Padova e Verona, e da Treviso, con prosecuzione su Verona e Milano.
Dallo studio condotto da “Ferrovie a NordEst” vediamo cosa succederà.

Sulla Vicenza – Schio la Delibera regionale comincia bene: “L’attuale offerta su questa relazione è ridondante”. Quindi, per essere più efficienti, meno treni per Schio: da 24 a 15 (7 nei festivi), uno all’ora. In compenso l’enorme inefficienza delle linee d’autobus parallele alle ferrovie, piaga di tutto il Veneto, rimarrà intoccata.
E comunque: 46 minuti di viaggio. Negli ultimi documenti regionali gli attuali 6 treni in fascia pendolare si riducono a 4, quando già oggi la gente viene lasciata a terra dai treni pieni. Ultima partenza da Vicenza 19:40. Sono tempi e orari di viaggio da anni ’50.
E ancora: coincidenza verso Padova, 21’; Schio-Padova: 80’ totali. Il Regionale Veloce per Verona parte… un minuto dopo l’arrivo da Schio! In perfetto orario per vederne i fanali di coda. Quindi si prende il Regionale lento: Schio-Verona in 104’. E nei festivi è pure peggio.

Andrà meglio per la Vicenza-Treviso? Come potenziare un servizio oggi percepito come assente? Giustamente, passando da 14 a 13 treni al giorno (7 nei festivi). Salvo il consueto buco di tre ore a metà mattina: è l’orario “cadenzato ma non troppo”.
Almeno saranno buone le coincidenze verso Verona? 46’ di attesa per il Regionale Veloce! Non bastasse, il Frecciabianca per Milano chiude le porte esattamente al minuto in cui arriva il Regionale da Treviso (idem al contrario). Il successivo, se va bene, è dopo mezz’ora; se va male, dopo due ore.

Questo il futuro per la città che vuole vedersi riconosciuta una posizione sull’asse Milano–Venezia, e la cui unica speranza è attirare viaggiatori da Schio, Castelfranco, Bassano. Vicenza non è nodo oggi e non lo sarà domani, con questo orario sgangherato, più che cadenzato.
Questo è, al momento, il prodotto della Regione Veneto. L’offerta della Regione. Si tratta di capire qual’è la domanda. Se e qual’è la domanda di servizi ferroviari prodotta dai cittadini e dagli amministratori vicentini.

C’è anche da domandarsi perché non si chieda un Frecciargento (o un Italo...) da Vicenza a Roma, via Verona, che Brescia e Bolzano invece hanno già.
E c’è da domandarsi perché la Regione paghi bus fermi nel traffico, a copiare i percorsi ferroviari, invece di trasformarli in servizi locali per portare la gente alle stazioni.
E altre domande ancora. Forse meno eclatanti di quelle d’avere una fermata TAV. Ma se Vicenza non si occupa di chi e come arriva e parte dal suo nodo, allora l’AV non si occuperà di Vicenza.