I tre segreti di Zaia

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VENEZIA - Il 15 settembre scorso è stato consegnato presso la stazione di Venezia Santa Lucia un nuovo convoglio Vivalto, alla presenza dell'Assessore ai lavori pubblici, infrastrutture e trasporti del Veneto, Elisa De Berti e dell'Amministratore delegato di Trenitalia, Vincenzo Soprano. Se da un lato il capitolo forniture sembra si stia concludendo secondo i piani concordati, dall'altro è necessario ricordare che in un'occasione simile, a inizio maggio e quindi poche settimane prima delle elezioni regionali, era presente anche il riconfermato Presidente Luca Zaia; il quale non perdeva l'occasione per annunciare un "importante pacchetto di interventi sul fronte del trasporto locale". Nel riportare la sintesi di quanto annunciato, ci chiedevamo: tante "novità" per le ferrovie venete o solo tanta campagna elettorale?

Ora, a distanza di alcuni mesi, vorremmo fare il punto sulla situazione di quegli annunci: proroga al contratto con Trenitalia, introduzione del biglietto unico e della tariffa unica regionale e investimenti per nuovi convogli o per il riammodernamento di quelli circolanti.

1 - Proroga al contratto con Trenitalia
E' trascorso un anno da quando la Giunta regionale ha deliberato l'avvio delle procedure di gara per l'affidamento dei servizi ferroviari regionali stabilendo anche gli indirizzi preliminari delle procedure concorsuali. Zaia allora annunciava un lavoro "a testa bassa" per chiudere la partita quanto prima; a maggio, nel corso della conferenza stampa dichiarava: "già dalle prossime settimane saranno pronte le delibere per realizzare la gara europea che sceglierà il gestore del trasporto regionale su rotaia". Siamo giunti a settembre e ancora non si è mosso nulla: di delibere e di gara europea nemmeno l'ombra.
Per quando possiamo sperare, dunque, di vedere gli effetti di questa gara? Prendendo come spunto quanto successo in Emilia-Romagna si direbbe non prima del 2020. Lì infatti è stata bandita una gara analoga nell'autunno 2013, ed è stata definitivamente assegnata solo a luglio di quest'anno fissando l'avvio dei servizi a fine 2018. Facendo le proporzioni, per il Veneto si andrebbe appunto al 2020. Sempre che, ovviamente, si continui a lavorare ..."a testa bassa"!

2 - Introduzione del biglietto unico e della tariffa unica regionale
Le migliaia di pendolari o viaggiatori occasionali che quotidianamente devono districarsi fra la selva di tariffe e biglietti, tanto che spesso rinunciano a viaggiare col mezzo pubblico preferendo la propria auto, non vedono l'ora che diventi realtà. Stiamo parlando del biglietto unico. Le prime sue notizie risalgono al 30 dicembre 2003 quando Galan approvò una delibera che finanziava "un sistema di bigliettazione automatico unificato su base regionale in modo da permettere con una tessera unica di poter utilizzare tutti i mezzi pubblici della Regione". In realtà, i corposi finanziamenti (circa 34 milioni di Euro usciti dalle casse regionali, oltre a Fondi europei disponibili per altri 23 milioni) che si sono susseguiti nel corso degli ultimi 12 anni si sono dispersi in numerosi rivoletti, producendo risultati che vanno parzialmente nella direzione opposta a quanto auspicato. Solo per citare i più recenti: biglietto unico Busitalia a Padova e provincia (1° luglio 2015), biglietto unico Trenitalia-Dolomitibus in provincia di Belluno (31 luglio 2015). Novità annunciate dopo che a maggio abbiamo visto Zaia sfoggiare davanti alle telecamere l'esemplare n. 000001 di quella tessera che sarebbe dovuta finire nelle tasche di tutti i veneti per agevolarne la mobilità.
12 anni, milioni di Euro spesi, biglietto unico non pervenuto (anzi, li abbiamo quasi moltiplicati i biglietti). E pensare che basterebbe guardarsi un po' attorno per trovarne di biglietti unici (quelli veri) funzionanti, a basso costo, da cui prendere esempio!

3 - Investimenti per nuovi convogli o per il riammodernamento di quelli circolanti
Revamping di 250 carrozze, acquisto di 20 Vivalto, modernizzazione dei 20 TAF in circolazione e acquisto di 7 locomotive diesel da destinare al potenziamento dell'offerta sulle linee non elettrificate: queste sono state le promesse di Trenitalia fatte a maggio. Tuttavia, mentre la prima parte degli investimenti era già prevista nel Contratto di Servizio del 2010, da portarsi a termine entro il 2015, le locomotive diesel risultavano una novità assoluta e facevano ben sperare tutti quei pendolari, soprattutto delle linee del bellunese, ormai rassegnati all'affidabilità sempre più precaria di automotrici e locomotori di vecchia data, le cui prestazioni sono ormai al limite. Nei prossimi giorni si conclude il termine per la presentazione della manifestazione di interesse per il bando di gara emesso da Trenitalia per l'acquisto di 500 nuovi treni, di cui 50 a trazione diesel. Per questi ultimi treni, a differenza dei treni elettrici, non è stato fissato alcun minimo garantito, quindi non è detto che arrivi nuovo materiale sulle linee diesel: probabilmente è realistico sperare in un ritorno dei Minuetti diesel, rivisti sui binari bellunesi in occasione del grande successo del TrenoBus delle Dolomiti.
E dalla Regione? Nulla. Anche se partisse ora con una gara autonoma da Trenitalia, vorrebbe dire vedere la consegna del primo treno non prima di qualche anno, dovendo nel frattempo continuare a far affidamento sui mezzi oggi impiegati. Sempre che non ci abbandonino prima...

In conclusione, a distanza di qualche mese, l'impressione è che si possa dare una sola risposta alla domanda che ci si poneva: si trattava dell'ennesimo specchietto per le allodole, giusto per dimostrare che fosse in corso un minimo di campagna elettorale per la praticamente scontata riconferma sullo scranno più alto di Palazzo Balbi. Dato che la speranza è sempre l'ultima a morire, non vediamo l'ora che al più presto Zaia, magari affiancato dal nuovo Assessore ai lavori pubblici, infrastrutture e trasporti, De Berti, sveli a sorpresa le mosse della Giunta regionale in merito ai tre interventi analizzati, così che non rimangano più nel segreto dei suoi pensieri.